Il passo dell'Italia verso il Marocco e gli equilibri del dossier Sahara
Tra dipendenza energetica e realismo geopolitico, la strategia prudente di Roma nel nuovo equilibrio mediterraneo.
Di Karima Moual
“Il passo dell’Italia verso il Marocco sul dossier del Sahara”. È il titolo della copertina di TelQuel di questa settimana. Una tegola per Algeri, una buona notizia per le relazioni tra Italia e Marocco.
C’è una chiave di lettura che attraversa l’intero dossier sulla disputa del Sahara marocchino: la politica estera non è mai astratta, e raramente è neutrale. È fatta di vincoli, di dipendenze, di necessità materiali.
È esattamente ciò che accade oggi all’Italia nella gestione del dossier sul Sahara Occidentale.
Dietro la prudenza diplomatica di Roma non c’è solo cautela politica. C’è soprattutto l’energia. La dipendenza energetica da Algeri.
Dopo la crisi provocata dalla guerra in Ucraina e la fine dell’illusione di una dipendenza sostenibile dal gas russo, l’Unione Europea ha ridefinito le proprie priorità strategiche. In questo nuovo scenario, l’Algeria è diventata per Roma un partner imprescindibile: non solo un fornitore, ma un pilastro della sicurezza energetica nazionale.
Questo dato da solo spiega molto. Ma non spiega tutto.
Perché l’Italia, sul piano storico, economico e politico, è profondamente legata anche al Marocco. Relazioni consolidate, cooperazione strutturale, convergenze strategiche nel Mediterraneo. Due partner cruciali, dunque, ma su fronti opposti di una delle dispute territoriali più longeve e sensibili del Nord Africa.
È qui che prende forma la vera questione: l’Italia, soprattutto oggi, non può permettersi di scegliere apertamente.
La sua posizione sul Sahara diventa così un esercizio di equilibrio permanente. Non un’ambiguità casuale, ma una strategia deliberata. Non una mancanza di visione, ma una forma di realismo geopolitico.
Roma cerca di preservare simultaneamente relazioni politiche, sicurezza energetica e stabilità regionale, evitando qualunque gesto che possa essere interpretato come un allineamento definitivo.
Questa postura è coerente con la linea di politica estera del governo guidato da Giorgia Meloni e sostenuto da Fratelli d’Italia: pragmatismo, centralità degli interessi nazionali, priorità alla stabilità economica. In questo schema, il Sahara non è un terreno ideologico, ma una variabile strategica da gestire con cautela.
Tra le righe, però, dell’intervista inedita rilasciata al settimanale TelQuel, si leggono anche segnali di una possibile evoluzione.
Nell’intervista, l’ambasciatore italiano a Rabat, Pasquale Salzano, lascia intravedere aperture e margini di movimento. Quel “L’Italie réaffirme son plein soutien à la résolution 2797 du Conseil de sécurité” non è poco, e non è scontato — soprattutto considerando il legame con l’Algeria, oggi rafforzato da una forza maggiore: un bisogno energetico vitale per l’Italia.
Certo, nulla di definitivo. Ma abbastanza per suggerire che la posizione italiana non è immobile. È fluida, adattiva, sensibile agli equilibri regionali.
Ed è forse questo il punto più importante che emerge dall’approfondimento di TelQuel.
Per la prima volta si legge nero su bianco che l’Italia non è indecisa: è vincolata.
Non è ambigua per debolezza: lo è per necessità.
Non evita una scelta perché non sa quale fare, ma perché ogni scelta avrebbe un costo strategico immediato.
Il Sahara diventa così lo specchio di una trasformazione più ampia: una politica estera europea sempre più determinata dalle infrastrutture energetiche, dalle catene di approvvigionamento, dalle interdipendenze materiali. La diplomazia non segue più soltanto i principi. Segue le pipeline.
In questo contesto, il futuro della posizione italiana dipenderà meno dalle dichiarazioni ufficiali e molto di più da fattori concreti: diversificazione energetica, stabilità regionale, rapporti di forza nel Mediterraneo. Finché la sicurezza energetica resterà una priorità assoluta, la prudenza resterà la cifra dominante.
In conclusione, nel mondo post-crisi energetica la neutralità non è un vuoto politico. È una strategia di sopravvivenza.
Ma oggi l’Italia compie anche un passo in avanti verso il Marocco, dimostrando di saper guardare oltre la contingenza immediata. Ed è proprio qui che prudenza e visione, per una volta, sembrano coincidere.

